winogrand_8La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Garry Winogrand è il suo odio verso il termine “street photography”. Non gli piaceva definire il suo stile anzi non gli interessava proprio! Lui amava solo perdersi per le strade di una New York frenetica, con la sua macchina al collo a catturar scene di quella città tanto viva e pulsante, orientato a raccontare la condizione umana nella sua quotidianità, nelle contraddizioni di un epoca in pieno boom economico ed esistenziale.

Nato nel 1928 nel Bronx, Winogrand studia fotografia presso la New School di New York. Il suo professore Alexey Brodovitch, gli  insegnò a fare affidamento sul suo istinto piuttosto che su tecniche classiche, ciò contribuì a definire il suo stile: documentaristico ma spontaneo e naturale, incentrato sul quotidiano agire dell’uomo.

La sua carriera inizia negli anni ’50 e prosegue fino ai primi anni ’80 documentando così la società dei suoi tempi per quasi 30 anni, è il più prolifico del suo periodo, con un numero maggiore di 5 milioni di fotografie!

A partire dal 1960 inizia a macinare chilometri , la sua spavalderia e intraprendenza lo porta ad usare un grandangolo producendo fotografie più immersive. Molto spesso girava insieme ai sui più cari amici Diane Arbus e Lee Friedlander che facevano parte di quella nuova generazione di fotografi che documentava la vita mostrando le imperfezioni e le fragilità della società.

downloadAveva uno stile meno classico e ordinato, prese spunto da fotografi documentaristi come Walker Evans e Robert Frank che ottenne l’attenzione per le sue scene storte; quest’ultimo gli fece vedere come inclinare la fotocamera con il grandangolare in modo da includere elementi che, dato il suo vicino punto di vista, sarebbero stati tagliati dalla cornice. La tecnica del telaio inclinato, rispetto alla linea dell’orizzonte era pratica di Winogrand e successivamente pratica comune tra fotografi di strada. Il suo stile acquisì rapidamente il nome di “snapshot”, un termine respinto da Winogrand perché faceva dedurre che il suo approccio era frutto della casualità. Nei suoi scatti si percepisce la sua unicità rispetto ai colleghi, non ha soltanto immortalato gli anni ‘60 e ‘70 ma anche la storia americana contribuendo alla creazione di un mito: la Street Photography!

Le immagini di Winogrand erano meno perfette di quelle Bresson, la scena pittoresca era meno importante per lui, cercava momenti imperfetti, la perfezione era raramente una parte della vita reale, era più concentrato alla scena, a ciò che accadeva. Una cosa accomunava di certo Bresson e Winogrand, entrambi non amavano il ritaglio, la foto doveva rimanere cosi com’era stata scattata.

«A me non importa fare belle fotografie. Ci sono fotografi che pensano già a come la loro fotografia sarà stampata in un libro. A me interessa quello che c’è nell’inquadratura.»

Le persone eleganti attiravano la sua attenzione, donne impellicciate e sorrisi sgargianti, bellezza mista a ironia che raccontava un mondo fragile e imperfetto, il suo un modo di fotografarle sembrava mettere a nudo quell’eleganza paventata, rivelava le paure e le difficoltà che si annidavano sotto la superficie delle persone.

Le sue fotografie inseguivano il fascino femminile per le strade, le discoteche, i parchi, le piscine e le manifestazioni politiche. Gli anni dal ’60 al ’75 sono gli anni della liberazione della donna, delle marce per i diritti civili. Questo lavoro culminò nel 1975 con il libro “Women (are beautiful)” un documento eccezionale sulla società del tempo, vista attraverso i volti, i corpi e la sensualità femminile che Winogrand sorprendeva per strada.

Winogrand fu incluso con Ken Heyman, George Krause, Jerome Liebling , e Minor White nel 1963 MoMA come fotografi indipendenti . L’anno successivo gli fu concessa una borsa di studio al Guggenheim (la prima di tre), che gli permise di proseguire il suo lavoro senza eccessiva preoccupazione finanziaria. Le sue fotografie furono esposte al MoMA 1967 insieme ad Arbus e Friedlander fotografi amici di sempre, protagonisti della mostra “New Document”. Nel 1969 pubblica “The Animals” che però fu un fallimento commerciale, nonostante tutto esposto al MoMA nel 1970.

Pubblicò altri libri Public Relations, e Stock fotografici: The Fort Worth Fat Stock Show e Rodeo. Tuttavia, questi lavori non rendono giustizia al suo immenso lavoro, per questo ci sono lavori pubblicati dopo la sua morte, lasciò infatti in eredità circa 9000 pellicole da sviluppare, circa 400.000 foto.

Winogrand diede nuovo assetto alla fotografia, artistica ma reale, non prodotta in studi fotografici o set preimpostati come usavano i classici fotografi per comporre le loro opere, momenti spontanei, di istanti immortalati in uno stile poco canonico. La sua arte si è rivelata nel tempo, attraverso l’immenso archivio, una narrazione lunga 34 anni fatta da centinaia di migliaia di istantanee. La vita reale è stata l’argilla dove costruire le sue opere, immortalando per sempre la storia, la cultura e la società Americana. Fu un grande narratore, ma non aveva tempo neanche di guardare o sviluppare molti dei suoi rulli, lo riteneva inutile perché non aveva tempo, doveva uscire con la sua macchina a scattare un altro istante, un’altra storia da immortalare per sempre. Capì che avrebbe potuto raccontare una storia complessa attraverso il suo lavoro, e parte della storia era egli stesso. Attraverso le sue storie, documentando la quotidianità ha rivelato le sue lotte interne, le paure e la sua propensione alle domande della vita.

Morì improvvisamente nel 1984 all’età di 56 anni, sei settimane dopo che gli fu diagnosticato un cancro. Lasciò una mole di lavoro in completo disordine, con circa 35.000 stampe, 6.600 rotoli di pellicola, 45.000 diapositive a colori, e circa 22.000 fogli di contatto. Lo stile frenetico di Winogrand ha catturato il caos della vita con spontaneità, energia e immediatezza, ha lasciato un segno indelebile sulla fotografia del ventesimo secolo. La maggior parte del suo archivio è tenuto presso il Center for Creative Photography alla University of Arizona che ha continuato a produrre nuovo lavoro non stampato per decenni dopo la sua morte. La prima grande retrospettiva del lavoro di Winogrand in 36 anni, si tenne presso il Museo di arte moderna di San Francisco nel 2013, espose circa 100 foto che il fotografo non ebbe mai modo di vedere.


 

 

 

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